Gennaio 2014: “Gran Canaria sulle ali dell’ Paradise Island”

E’ una fredda e piovosa mattina di gennaio, ma al nostro gruppo di marinai in partenza poco importa, siamo in volo verso il clima mite delle Isole Canarie!
L’equipaggio e’ eterogeneo in ogni senso ma siamo tutti accomunati da uno stesso desiderio: veleggiare sulle acque dell’oceano atlantico in buona compagnia!!
Atterriamo a Las Palmas e raggiungiamo Puerto Pasito Blanco, splendido porticciolo bianco sferzato dal vento e contornato da meravigliose dune, luogo ideale per gli amanti della tavola da surf, e kite. Qui incontriamo il nostro “Paradise Island”, e dopo il check in di routine siamo pronti per affrontare l’oceano. Il gruppo: Nicola, lupo di mare, il nostro “capitano”, che grazie alla sua esperienza ispira tranquillitá e sicurezza a tutto l’equipaggio. Matteo il nostro tuttofare sempre pronto ad ogni richiesta soprattutto se fatta da una donna!! Ilaria alias pic (pigna in culo) che pur non essendo esperta velista da prova di saperne una piú del diavolo… Lasciando di stucco i patentati del gruppo!! Antonella che sa tutto di vini soprattutto quei “boni”. E che dire di Angie??? Che si é portata in barca la “cometa” (kite surf) e che é la tarma del gruppo (ma guai se non ci fosse)! Piero la nostra enciclopedia molto “zen” (altro che google) uomo da sposare (peccá che l’ Ale ghe ga xa pensá)! E la Stefi imbarcata per la settimana di scuola vela.. Ma che di scotte e drizze “noa capisse gnente..” Al massimo la sa far la mezza cappa! E quando el vento rinfresca…..la se mette el giubetto!!

Lunedi, primo giorno, partiti in relax, via i parabordi e pronti ad ogni avventura! Il vento si fa desiderare ma diventa una giornata di conoscenza reciproca. Ognuno racconta le proprie esperienze in mare e “il capitano” ci cattura con la sua conoscenza e passione per la vela.
Verso meta’ pomeriggio arriviamo a Puerto Mogan, piccolo ma molto caratteristico, qui c’è chi decide di prendere un po’ di sole, chi va a passeggiare in esplorazione e chi si ferma sul lungomare per una cana e papas arrugadas.
Per la cena Nicola propone un ristorante gia’ collaudato “la coofraternita dei pescatori”. Andiamo a prenotare e vediamo scaricare da un piccolo peschereccio il pesce fresco che gusteremo per cena! Buono il pesce e anche il digestivo Hierba!
Martedi tutti pronti all’alba per le 50 miglia di traversata in direzione Tenerife.. Rotta vera 282 (che la Stefi no sa la differenza tra rotta vera e quella bussola…ma con la mezza cappa risolviamo tutto!).. Improvvisamente all’orizzonte in mezzo alle nuvole che si stagliano sul cielo azzurro compare la sagoma della vetta più alta di tutta la Spagna, il monte Teide, che con i suoi 3717 mt. ci mostra la rotta verso Tenerife. Siamo ormai arrivati quasi al punto di non ritorno quando improvvisamente il vento ci abbandona e rimaniamo in balia delle onde.. per una mezz’ ora restiamo in attesa.. poi Eolo ci tradisce e i venti girano.. non riusciamo piu a raggiungere l’agognata meta e dobbiamo ripiegare verso Gran Canaria. Verso sera arriviamo in vista di Puerto Rico, delusi per non essere riusciti a raggiungere la meta prefissata ma felici per la bella veleggiata. In un primo momento ci viene negato l’approdo, poi l’abile parlamentare Stefi sfoggiando un impeccabile castigliano con accento vagamente venexian convince la capitaneria di porto di farci ormeggiare alla “gasolinera” e Piero sotto la direzione e l’occhio vigile del “supremo”, esegue manovra di accostamento alla banchina con ormeggio all’inglese.
Dopo una doccia ristoratrice Nick contratta per una bottiglia di sambuca digestivo azzeccato vista la cena abbondante a base di antipasti e frittate con verdura.
Le previsioni meteo dicono che il vento dovrebbe rinforzare nei prossimi giorni quindi ci dirigiamo verso l’oceano. A turno governiamo la barca e sii provano tutte le manovre.. Virate, abbattute, messa in cappa.. e via di bolina… Il tanto desiderato Eolo arriva, ma un po’ troppo impetuoso.. Raffiche di vento ci costringono a lascare e assumere un’andatura piu’ comoda, planando trasportati dalle vele e dalle onde. Nel tardo pomeriggio torniamo a Puerto Mogan. Amatriciana da paura grazia alla nostra Ilaria super pigna e al nostro piero masterchef.. Profumini di soffritto che attirano tutto il vicinato e poi tra ciacole e barzellette si fanno le ore piccole.
Giovedì si riparte presto perchè il meteo prevede vento forte in serata e vogliamo goderci la giornata di sole e vento.. Soffiano 15/20 nodi e la barca da buona orziera ci impegna tutti… a divertirsi al timone.. fino a sera (e chi cazza e chi lasca…) verso l’imbrunire il capitano ordina il rientro, le raffiche sono in agguato.. Riusciamo ad ormeggiare appena in tempo che si alza il vento con raffiche a 34 nodi.. Ma ormai siamo saldi nel nostro posto barca e ci godiamo la serata sottocoperta tra cibo e chiacchiere.
Il vento fischia tutta la notte e venerdì siamo costretti a rimanere a terra, poco male, decidiamo per una passeggiata alla spiaggia Las Meloneras e le bellissime dune di Mas Palomas per un sopralluogo kite, ma anche qui il vento é troppo forte anche per la cometa!!
Rimaniamo in spiaggia a goderci il sole e mentre alcuni impavidi si tuffano, altri preferiscono cercare una spiaggia tranquilla per l’ultima abbronzatura. Capitando nel covo dei nudisti!! La giornata si conclude in perfetto relax gustando le polpette alla tex mex super piccanti della nostra Ilaria.. E poi gli uomini alla lavastoviglie!!
Ed e’ arrivato Sabato, e salutiamo il nostro Paradise Island in mattinata diretti a Las Palmas per la visita della capitale e un pò di shopping.. La cittá é indaffarata nella preparazione della maratona del giorno dopo quindi piena di runners da tutte le parti del mondo.. Dopo uno spuntino e una passeggiata sul lungomare abbiamo passato la serata a gustar tapas al “El Canario” in Calle Canaria.. Trattoria veramente autoctona e tipica che merita una visita da chi, come noi, ama la vela e il buon cibo!
Domenica all’alba si riparte rischiando di arrivare in ritardo perché gli uomini dimenticano la sveglia.. Si sa che la sera leoni e il mattino… Ma il taxi recupera il ritardo e purtroppo rientriamo su Bergamo lasciando 25 gradi contro i 10 gradi che ci attendono..
Siamo tutti contenti dell’esperienza e gia pronti per la prossima… Infatti gia sognamo l’estate sul Moana60.. Pronti per la prossima avventura!!

Agosto 2013: “Su Moana ci sono tre regole!”

«Su Moana60 ci sono tre regole: si mangia quando si ha fame, si dorme quando si ha sonno e la sera si fa festa». E’ la prima cosa che ci dice Nicola quando saliamo sulla sua barca.
Noi ragazze siamo in cinque, partite da Milano con lo zaino sulle spalle, due tende colorate e neanche la più pallida idea di quello che avremmo trovato a Zante. Il resto dell’equipaggio lo conosciamo solo dopo aver lasciato la terra ferma. Oltre a Nicola, skipper e proprietario della barca, conosciuto per caso a Keri Beach durante il nostro soggiorno a Zante, c’è Cisco, suo amico dagli anni della scuola, che ora vive a Parigi. Ha portato un’amica, Helen, cinquant’anni e bellissima, atterrata direttamente da Los Angeles, dove vive e fa la make up artist. E poi c’è Fiore, bresciana, poco più grande di noi, che sarebbe dovuta tornare a casa il giorno prima, ma, innamorata di Moana, ha deciso prolungare la vacanza e prendere il largo.
Moana60 è una barca da regata, è lunga 18 metri, ha fatto due volte il giro del mondo e il suo capitano la definisce «un po’ spartana». Non ha cabine oltre a quella alla capitaneria, ma otto cuccette ricavate qua e là. Sfruttando il boma nel modo giusto, ci si sta anche in una dozzina e noi in 9 ce la caviamo comodamente.
9 agosto – La prima tappa è il Navagio. Il naufragio che le dà il nome è quello di una nave di contrabbandieri di sigarette che, nel 1980, tallonati dalla guardia costiera greca, si fermarono nella baia sperando di sfruttarne il buio come nascondiglio. La nave, arenata e irremovibile, è da allora un’attrazione turistica. Ma ciò che di più incredibile caratterizza questa spiaggia è il colore blu cobalto del mare, dovuto alle sorgenti sulfuree sul fondo. Il paesaggio mozzafiato è il più dolce dei saluti da parte dell’isola che ci prepariamo a lasciare.
Per sera arriviamo ad Agios Nicolao, un piccolo porto a nord dell’isola, in cui si respira aria di festa. Dimitri, il ragazzo che accoglie Moana, sembra non avere ancora trent’anni eppure è già il re del porto. Spalanca le braccia mentre parla e con il poco inglese che mastica ci accoglie nel suo ristorante dove ci abbuffiamo di souvalki, tonno, moussaka, melanzane e zucchine fritte, ouzo e tentura.
10 agosto – Giorno di viaggio. Siamo diretti all’isola di Ulisse e veleggiamo spavaldi ritrovandoci a domare Moana in un punto particolarmente ventoso. Per la prima volta abbiamo un assaggio di cosa vuol dire navigare su una barca da regata. Finalmente possiamo mettere in pratica le dritte che Nicola ci ha dato prima di partire. Siamo un completo disastro, ma lui ci incoraggia e noi ci sentiamo dei pirati nei mari dei Caraibi. La sera arriviamo a Vati, capoluogo di Itaca. Mangiamo spaghetti sotto le stelle cadenti e, leggendo le poesie di Ferdinando Cossio (del suo libro “Parole d’acqua”), abbiamo la sensazione che parlino proprio di noi.
11 agosto – Itaca è molto diversa da Zante. E’ rigogliosa e verdeggiante di cipressi che si alternano a cespugli e alberi più bassi.
Moana è un barca libera: è snella, veloce ed essenziale e noi tutti ci sentiamo un po’ così. Senza scarpe e senza orologio, ogni scelta è più spensierata. In mare non esistono strade né cartelli, non esistono limiti. Quando guardi davanti a te e vedi solo acqua, tutto sembra possibile e nulla irraggiungibile.
Quando arriviamo nel porto di Kioni, ci troviamo improvvisamente affiancati da un traghetto carico di turisti vocianti. Sono centinaia, vestiti di colori vivaci e scattano fotografie in continuazione. Con il microfono, il traghetto ci parla in greco e un ragazzo al porto ci informa che dobbiamo spostarci e tornare un’ora più tardi per dare tempo a quello squalo a motore di far scendere e risalire i turisti. Moana è così piccola e così leggera in confronto a quel mostro, così agile nel porto, così veloce tra le onde, che non possiamo che sentirci improvvisamente fortunati e liberi. Talmente libere che, un po’ per provocazione e un po’ per divertimento, ci mettiamo tutte a prua a seno scoperto e salutiamo i turisti, che ricambiano il saluto tra l’entusiasmo e lo sconcerto.
12 agosto – Navigando arriviamo a Fiscardo, Cefalonia. E’ molto diversa dai centri abitati che abbiamo visto fino a quel momento. Tutto è nuovo e in ordine. Forse per questo è una meta molto ambita soprattutto da chi, come la famiglia con la barca accanto alla nostra, preferisce la sedentarietà perfino in barca. «Parcheggiare» Moana si rivela una manovra molto più complicata del previsto: vicino alla banchina l’acqua è troppo poco profonda. Una nuova barca in un porto è come un nuovo vicino di casa: c’è chi ti bussa alla porta con un cesto di frutta e chi ti lascia i biglietti con le lamentele in ascensore. Tra i molti che ci guardano storto per le nostre manovre eccentriche, per fortuna sbucano Ravi, un ragazzo di origini mauritane che lavora sul grande yacht di una famiglia barese, e Fulvio, pugliese in vacanza con la famiglia, che ci aiutano a legare le cime e si fermano a farsi offrire una birra e raccontarci la loro storia.
Il giorno dopo arriviamo in una piccolissima baia, abitata soprattutto da vespe e capre. Le capre sono di buona compagnia, ma le vespe sono eccessivamente fastidiose e così improvvisiamo una trappola con un fondo di bottiglia. Dapprima lo riempiamo di marmellata, ma le vespe non ci cascano e così ci troviamo costretti a cedere alla causa il nostro bene più prezioso: la birra. La trappola funziona e ora del tramonto abbiamo quindici cadaveri di vespe e più nessuno che ci disturbi, mentre mangiamo spaghetti e cantiamo Jovanotti.
13 agosto – Il Capitano ci sveglia all’alba. Con una mano nel barattolo della Nutella e l’altra sul winch, partiamo alla volta di Zante. Oggi il mare ci fa il regalo più grande. In lontananza vediamo una barca a vela di rara eleganza, con una ragazza attaccata a penzoloni all’albero. A timonarla è Vittorio Malingri, il padre di Moana60, che nel 1992 partecipò con lei alla regata Vendee Gloobe: il giro del mondo in solitario, senza scalo, senza assistenza, doppiando i tre capi: Buona Speranza, Leeuwin e Capo Horn. A Nicola si illuminano gli occhi e anche noi, emozionati, agitiamo le mani e gli gridiamo «ciao, Vittorio!».
14 – Siamo tornati ad Agios Nicolao per passare l’ultima notte prima del ritorno a Keri, il porto da cui eravamo partiti cinque giorni prima. La mattina veniamo svegliate da Dimitri, re del porto, che ci chiede mezzo in greco, mezzo in inglese, se abbiamo visto le grotte. Senza neanche aspettare la risposta ci trascina giù dalle cuccette regalandoci l’ultimo piacevole imprevisto della nostra vacanza (se non consideriamo la carta d’identità perduta e il taxista con le mani in pasta, ma quella è un’altra storia).
Quella in barca a vela è una vita nomade: eliminato il superfluo, resta solo l’essenziale in tutta la sua bellezza. E allora a cosa serve un bidet o una doccia calda, quando hai un amico ad accoglierti in ogni porto e il mare che ti culla?

Luglio 2010: “Portegrandi Venezia – Zante”

Come ogni estate, Velare salpa con Piccola Bella e trasferisce barca e barcaioli a Zacinto, paradisiaca isola greca del Mar Ionio, dove trascorre l’estate in simpatiche veleggiate; per quest’anno vi erano svariate richieste di imbarco per la tratta Portegrandi-Grecia, forse per la voglia di vela d’altura o per il perfezionamento di tecniche ed esperienze nautiche, che nei trasferimenti è notevole, ma anche e sicuramente per la simpatia del gruppo Velare, consolidata da anni di attività. L’equipaggio è formato da cinque abili maschioni…ecco i Piccoli Belli! Il comandante si preoccupa di sistemare il guscio di noce di mogano e teck, con manutenzione e preparazione ad ogni inconveniente possibile, in barca a vela si sa che si deve aver tutto di ricambio e si romperà sicuramente qualcosa, che non si era previsto! Primo iniziale problema, spostare più possibile i pesi a prua, visto che l’equipaggio è di stazza notevole! Risolto alla meglio con l’inserire in avanti le varie ancore, la zattera, riempire i gavoni di bottiglie d’acqua, infilare avanti tutta la libreria e l’oggettistica pesante.Al mattino appuntamento per l’imbarco con saluti e presentazioni, non tutti si conoscono già tra loro, li accomuna l’appartenenza al circolo Velare; spesa e stivaggio di bagagli e della cambusa…che impresa, organizzare in uno spazio ristretto la comodità e la comunione di cinque persone! Il nostro programma prevede una prima parte impegnativa, veleggiata senza soste di cinque giorni, alternandoci ai turni anche di notte, per raggiungere velocemente Otranto, dove sostare per rifornimenti e poi procedere per la seconda parte del trasferimento, più tranquilla e con tante fermate tra le isolette greche ioniche. Come gli antichi mercanti veneziani, seguiamo le correnti stabili del mar Adriatico, discendendo lungo la costa italiana, perché anche mezzo nodo di velocità a favore ci può aiutare, visto che la nostra Piccola Bella naviga con una lenta media di 4 nodi e mezzo( 9 km/h). Partenza dalla nostra materna darsena Marina di Portegrandi(Venezia), alle ore 15.00 di un torrido giovedì 15 luglio 2010, con saluto e abbracci ai nostri angeli custodi del Marina e del Cantiere G.Crosera, che ci seguono per le assistenze anche via telefonica, perfino un appuntamento dopo due ore per un ciao urlato da Punta Sabbioni da mamma Maria Teresa, in attesa di vedere il suo figliolo neo-patentato timonare sicuro in uscita dalla laguna. L’emozione di uscire da Venezia a vela, attraversare l’Adriatico e approdare lontano, tra luoghi i cui nomi evocano storie epiche e leggendarie, ci carica e ci rende ebbri di gioia, ma allo stesso tempo ci spaventa, perché l’affrontare giorni in mare aperto, l’essere in procinto di convivere in uno spazio così ristretto come una barca a vela, con estranei e l’eventualità di aver condizioni meteo variabili, ci fa naturalmente sorgere qualche titubanza, poi da subito ci si ambienta e ci si riconosce, per fortuna, come persone civili, educate e tolleranti, ma soprattutto simpatiche, perché la vela è bella in solitario, ma in compagnia diventa una allegra esperienza di vita! Non potrebbe esser altrimenti! Ok, allora sarà un buon trasferimento!Le previsioni non sono negative, questo è già abbastanza, ma non sono nemmeno così positive come speravamo, infatti la navigazione si alterna a veleggiate e smotorate , riusciamo però a goderci delle ore senza motore, a sei nodi! ecco quello che ci fa amare la vela: sole, mare, vento e noi…ci basta. (In una barca a vela serve poco per vivere bene, una volta lasciati gli ormeggi e salpati, serve ancora meno). La Natura ti avvolge e ti riempie e ti sazia, che bello sarebbe riuscire a far provare queste emozioni a tutti! Questo è la base della filosofia Velare. Proviamo ad issare la vela nuova, un gennaker che è arrivato colore nero che ha come decorazione un cervo, logo di un noto distillato, ma la tela è poca e subito declassiamo il cervo a piccolo cerbiatto Bambi! Visto che la Piccola Bella è uno sloop Gib’sea 36 del 1984 deriva mobile, tra le varie attrezzature bisognose di continua manutenzione, ci sono anche delle finezze d’altri tempi, che la rendono accogliente e confortevole, come il legno interno, le cuscinerie blu e la robustezza, ma anche degli accorgimenti incredibili, come la manovella per l’accensione del motore …a mano! È infatti nella prova a manovella, che il nostro capitano ci stava per perdere un occhio, se la cava con un piccolo sfregio sullo zigomo, che fa tanto “effetto pirata”!All’altezza di Vieste ci accordiamo per una breve sosta di rifornimento carburante e acqua, che in realtà è una pausetta dalle fatiche delle notturne, un caffè e brioches, riscontriamo grande gentilezza e cortesia dal benzinaio, l’Ospitalità del Meridione, poi proseguiamo impavidi, rotta a sud. Costeggiamo vicini per sfruttare le brezze, funzionano! Scorgiamo sulla costa brindisina le luci dei fuochi d’artificio, che diversi visti dal mare! Allarghiamo dalla costa solo per evitare le rotte dei crocieroni e dei mercantili, diciamo che è come scegliere una strada panoramica ed evitare i camion della A4.Ci godiamo i delfini, ogni due giorni sbucano dalle onde per quello che sembra sempre un loro saluto dedicato a noi, con salti e capriole!Annusiamo l’aria, sentiamo un profumo di macchia mediterranea, vediamo apparire all’orizzonte il profilo ocra delle mura di Otranto e bianco delle casette arroccate, uno dei più pittoreschi e caratteristici paesini del Salento. Ci riempie di gioia e ci pregustiamo una doccia calda e lunga! Velare, il fare vela, ti fa riscoprire il gusto delle piccola cose: l’acqua! una doccia! una notte fermi!Ci prendiam una sosta meritata, cena, passeggiata e svariate bibite in una cittadina che riunisce mille scorci e angoli belli e curati. Ci commuoviamo vedendo una barca a vela di 12 mt., blindata al pontile della finanza, con pronte tre autoambulanze e polizia, che aiutano l’equipaggio a scendere: una quarantina di clandestini, tra bimbi e adulti! Il terzo arrivo di questa settimana, ci dicono. Ci si stringe il cuore a pensare al perché si arrivi a tale disperazione, una barca a vela come la nostra, ma con fini miseri e crudeli …che fortuna abbiamo a non essere in un paese in guerra civile.Martedì 20 luglio, ore 10.30 lasciam Otranto e l’Italia, veleggiamo verso le terre greche. Un saluto ai delfini, che troviamo sempre nel canale d’Otranto, una sosta al largo per sguazzare in una piscina profonda…un chilometro d’acqua sotto di noi! facciamo il bagno al centro dell’Adriatico, giocando e nuotando in un blu profondo. Entriam in acque greche, vediamo le coste di Corfù e , dopo l’ennesima nottata, vediamo spuntare il profilo di Paxos!Costeggiamo a nord scendendo fino a raggiungere la cittadina principale, paesino di pescatori, porto naturale protetto da un doppio isolotto, incantevole! Troviamo facile ormeggio, anche perché l’orario è favorevole, al mattino c’è più posto. Scendiamo a terra e ancora zozzi e sudaticci e stropicciati dalla navigazione, curiosi di grecità, ci tuffiamo nelle poltroncine della taverna centrale, all’ombra e rinfrescati dall’arietta, da cui possiamo vedere sia il cuore del paesino che il mare e …ecco, sì! il primo sabbioso caffè greco, il primo ghiacciato frappè (un bicchierone con frullato di acqua o e un ripasso dei termini base in greco: kalimera, parakalò, aiàssu! Naturalmente tutto con estrema calma, in greco sigà, sigà (con calma, con calma). Si percepisce da subito un’atmosfera rilassata, la si assapora e la si acquisisce, sarà il clima caldo, sarà l’amenità dei luoghi, ma qui ci si vive bene, eh?! Ciondoliamo lungo i vicoli, tra souvenir e turisti, assaggiamo souvlaki-spiedini di carne, tzaziky-salsetta di yogurt e menta e birrette locali, ciabattiamo curiosando e scoprendo che ci piace questa gente. I greci son ospitali e bonaccioni, se chiedi di caricare le batterie di telefono e pc, ti ritrovi in cucina con loro a cercare di capire cosa dice la nonna o il figliolo! Come spose dedite allo shopping, ci regaliamo uno struscio lungo l’ormeggio per visionare il parco barche in esposizione lungo la riva, dai piccoli gommoncini per campeggio nautico, a vele da giro del mondo, fino a lussuosi panfili. Fine serata al lounge bar, qui fatto solo con umilissimi tavolini con panche, amache, cuscini e sedie all’aperto e vista mare, ma che che chiccheria, sigà sigà.Ultimissimo sorso , sempre fatto da bravi veneti, con tajadea di Bassano del Grappa in pozzetto della nostra Piccola Bella, gustandoci la nottata tra chiacchere e commenti sullo struscio di Paxos, perché l’ormeggio con una barca equivale ad avere un appartamento con i balconi sulla piazza centrale, arrivare navigando nelle città costiere è come entrare dalla loro porta principale: il Mare. Dopo una dormita talmente soda da farci russare in armonia come abili orchestrali, sveglia mattutina e partenza, non dopo aver litigato con un’ancora forestiera, calata sulla nostra linea di catena dall’abile vicino di barca. Energia alta e umore carico, seguiamo il profilo della costa paxiana, un susseguirsi di anse e golfi paradisiaci, cerchiamo con lo sguardo l’ultima residenza arroccata dell’isola, un castello di proprietà di Agnelli, per poi superare l’altra perla Antipaxos, ricca di archi naturali e paesaggi da cartolina, tracciamo rotta per la ventosa Lefkada, l’antica S. Maura. Galoppiamo a vela verso le mura delle vecchie fortificazioni, ma le ultime miglia le velocizziamo al massimo, per raggiungere in tempo l’apertura del ponte mobile e l’ingresso allo stretto, scandita da ferrei orari. Giungiamo in tempo e ci infiliamo nel canale, talmente ventoso che planiamo a 5 nodi al gran lasco solo con fiocco ridotto! Raggiungiamo un luogo ideale per i velisti, il mare interno a Lefkas, circondato e protetto da una cornice di pendii montuosi, con verdi isole, baie, insenature, raffiche di vento che corrono e si alternano, facendo giocare e bordeggiare come al lago di Garda, l’ideale per una scuola di vela! Superiamo Skorpio, l’isola di Onassis e proseguiamo verso Cefalonia, dedichiamo un brindisi al mitico Sherman, che in queste acque ha trovato ispirazione letterale e cercando un aggettivo adatto, ha coniato un neologismo: tutto ciò che piace è molto cefalonico ! Per gli italiani è anche un luogo tristemente famoso per una delle tragedie della seconda guerra mondiale, l’eccidio di tanti italici militari, raccontato nel film “Il mandolino del capitano Corelli”.Atterriamo a Fiskardo, in un angolo di spazio dove solo il nostro capitano può immaginare di entrare, infatti entriamo, un ormeggio da signori, nel centro del paese, sicuro e protetto, grande il Capatano! Si merita di venire nominato con questo accento con le a aperte, visto che è stato molto cefalonico! Passeggiata breve finalizzata alla scelta della taverna giusta, poi meritata cenetta in cui assaporare i gusti e piatti tipici, tastiamo carne, giusto per confermare che i greci isolani sono pastori e non pescatori, gustiamo importanti spiedini e arrosti e macinati in sfoglia, l’olio saporito e il vino resinato così diverso. Nella ricerca di agevolare la digestione, vista la mole notevole di cibo ingurgitato, passeggiamo lungo i vicoli del villaggio più curato e fiorito delle Ionie, potremmo definirlo la Portofino di Cefalonia, giustamente rinomata per vita mondana, cura, pulizia e ricercatezza. Ci trasciniamo alla Piccola Bella, dedicandoci al nostro cicalìo preferito: commenti nautici su tutto ciò che ci viene in mente sulle barche. Dopo la nottata rigenerante e la mattina oziosa, in cui abbiam capito che l’acqua nelle isole ha un notevole valore( una doccia calda € 5.00), salutati i nuovi conoscenti vicentini che il destino ci ha presentato ormeggiati affianco, salpiamo l’ancora e subito ci concediamo una veleggiata spettacolare in cui giochiamo col vento, da manuale, ci regaliamo un bagno in baietta da sogno, sniffiamo un profumo di mirto dalla costa che ci inebria, costeggiamo Itaka ed entriamo a 6 nodi in una baia nella baia, splendida porta di Vathy, la capitale, ripassiamo la reminescenza di leggende e canti omerici, come davanti ad uno schermo ci immaginiamo le avventure dell’errante Ulisse. Ormeggio difficile con 25 nodi di vento, ma perfettamente riuscito…eh , sì…bravo il nostro Capatano! Passeggiata d’avanscoperta e rituale bibita sorseggiata in tutta tranquillità, cenetta in barca per confermare le abili doti culinarie dell’equipaggio e le non da meno eccelse capacità di spazzolare le gavette…questa è fame, non appetito! Bello però vivere la barca anche nella preparazione dei pasti, nella comunione dei pranzetti e delle cene a bordo, scambiarsi gusti e ricette, ci sentiamo un po’ più marinai così.Itaka ci piace, la baia è incantevole, i pendii impervi sono verdi e ricchi di vegetazione, la vita scorre con una pace incredibile. Troviamo piacevole conferma di quanto siamo affiatati e tolleranti l’un l’altro, indispensabile requisito per la vita di bordo, ma risultato non sempre così scontato. Ripartiamo di buon mattino , con voglia di raggiungere la nostra meta finale, purtroppo Eolo sonnecchia ancora e dobbiamo utilizzare il motore, ma la propulsione non rimane così per molto, siamo velisti o no? E allora vai di genoa e randa, con 5 fiacchi nodi di vento, scivoliamo bolinando lentamente a 2 nodi, molto lentamente, ma quel che ci importa è godere del silenzioso andar per mare, lasciandoci cullare ed assonnare dallo sciabordio delle onde sullo scafo. Sappiamo che alla prossima meta a Zante nord-San Nicholas ci aspetta il buon Dimitri, scaltro e disponibile oste che ci rimpinzerà e coccolerà. Ormeggio facile, visto l’aiuto di Dimitri, sempre gentile, con la sorella Caterina, ci rifugiamo da loro anche per la cena, tipica greca, con moussaka-pasticcio di melanzane e stufato di carne. La luna è alta quasi in plenilunio, affascinante atmosfera che avvolge e fa risplendere la baia, dove l’acqua è così trasparente che le barche sembrano sospese nel nulla, venire a vedere per credere! Qui di fronte c’è l’isolotto con i ruderi di un monastero, proprietà del Vaticano, sulla costa a sinistra un susseguirsi di baie e grotte, entri da una ed esci dall’altra, mulini a vento restaurati e abitabili per i vacanzieri, discese a mare con scalinate di pietra e incredibili basi per tuffi, da cui in notturna e in stagione ci si lancia per nuotate spettacolari in un luccichio di plancton fotoluminoso, che al contatto accende l’acqua di mille scintillii. Sulla destra la costa prosegue con promontori e baietta da sogno, con taverne arroccate sugli scogli, a Micronisi la nostra preferita, quella sotto la vecchia torre di guardia veneziana, poi la spiaggia Xigia, con la sua bianca fonte di acqua solfurea, a seguire le spiaggie e la città capitale, Zacinto, con il castello e la strada che sale panoramica. Risveglio e preparativi siga siga, con tranquillità, visto che oramai abbiamo assorbito i ritmi greci, partenza alle ore 10.00, convinti di aver calma di vento, ma ci ritroviamo a faticare a motore per doppiare il capo Skinari a nord dell’isola, poi subito a bolinare con un mare forza 5/6, onde al mascone e vento NW a 25 nodi, raffiche a 30 e anemometro che balza vertiginosamente a 35!…ma non era un tenue NW con 5 miseri nodi? ahi ahi al meteo! Lungo e lento l’arrancare per raggiungere il lato ovest di Zante e poi discenderlo a sud, poi onda al giardinetto, anche se siamo di poppa e riusciamo anche a sfoderare una farfalla( andatura di poppa con vele aperte in opposta l’una all’altra, come le ali di una farfalla), con randa e fiocco ridotti, visto che il vento rimane a 30 nodi con raffiche a 35! ma che spettacolo le candide scogliere a picco, le grotte dove scorgiamo un blu d’acqua caraibico, la rinomata spiaggia del relitto, una delle foto da cartolina più famose della Grecia. Ci teniamo al largo di Karakonisi, l’isolotto col buco, un arco naturale creato dal vento e dal mare, costeggiamo i faraglioni, sembrano quelli di Capri, vediamo sventolare la bandierona del faro di Keriu, la più grande greca al mondo, perfino iscritta nel Guinnes dei primati, vediamo tutte le paradisiache baie con l’acqua color zaffiro, le spiaggiette nascoste e le rinomate grotte blu, dove da cinque estati Velare si solazza, incrociamo la barca del DivingCenter Turtle Beach dei nostri amici, che è il più bello dell’isola e uno dei più rinomati della Grecia, ci salutiamo a distanza con segnali acustici e visibili( strombazzate da stadio e sbracciate), manovriamo le vele per virare intorno a Capo Marathya, affianchiamo l’isolotto di Maratonisi, Parco naturale protetto dal WWF per la presenza delle tartarughe Caretta e delle foche Monaca, passiamo sopra la surgiva di pece, conosciuta fin dai Romani, narrata anche da Plinio, utilizzata dai Veneziani per la calafatura delle navi, arriviamo al nostro gavitello( boa con cui lasciamo la barca ferma in quel punto, legata ad un peso sul fondo del mare , detto corpo morto) e non riusciamo a prenderlo al volo a vela…troppo vento, ma con un po’ di motore ci ormeggiamo: siam a casa! Subito ci tuffiamo per un bagno ristoratore, in un’ acqua trasparente, che riflette il colore smeraldo della selva intorno, la baia di LimniKeriu a Zante, eh sì..è la nostra residenza estiva.Pochi minuti per gonfiare il tender, il gommone con cui raggiungiamo terra, da subito iniziamo a salutare gli amici greci, ogni anno è una festa continua già dal primo giorno, che prosegue tra risate quotidiane fino a settembre; tante volte diciamo che il mare e l’isola di Zacinto sono spettacolari, ma ciò che ti fa innamorare di questa terra è la sua gente, la cortesia, la simpatia e la semplicità, da cinque anni siamo ospiti in una baia meravigliosa, ma dal primo giorno ci siamo sentiti a casa, perché la sacralità della filoxenia, l’ospitalità, è davvero notevole. Qui ti accoglie una sensazione di sentirti in famiglia, naturalmente con la semplicità ruspante di un’isola che è rimasta genuina e agreste, non è un villaggio turistico modaiolo in bellissimo stile stereotipato greco, ma è per chi ha voglia di conoscere e apprezzare l’antica ruralità originale, rimasta intatta anche per la scarsità di collegamenti con l’esterno, per i pochi voli aerei e traghetti. Che sia per questo che tartarughe e foche qui sono rimaste? Di sicuro è il motivo principale per cui Velare torna e ci trascorre l’estate.Troviamo il nostro Timotheos, detto Timo, proprietario del DivingCenter, che abbiamo incrociato e salutato già al volo in arrivo, con gli istruttori sub Sabine e Stephan, troviamo Niko e Tzanethos, proprietari delle due taverne principali di LimniKeriu, con le pietanze più gustose e saporite, abbracciamo Madina e Dionisya, le cugine di Timo, le mamme, le figlie, le nonne e via…praticamente per la prima ora siamo impegnati a baciare e abbracciare mezzo paese, raccontando da quanto siamo per mare, come era Venezia, quanto resteremo, quanto bello è essere di nuovo qui… ci arriva il primo frappè in omaggio( bibita che non esiste in Italia, è un bicchierone di nescaffè frullato con ghiaccio e acqua o latte, zuccherato a scelta, molto dissetante) , poi la prima birra fresca, poi uno spuntino, calamari fritti e giros (il loro kebab), giusto per darci il benvenuto.Trascorriamo la giornata a a ridere, mangiucchiare e ciondolare da un angolo all’altro del villaggio, facendo aggiornamento di notizie e presentazioni per i membri dell’equipaggio che non erano mai stati qui, poi cena da Tzaneto, con prolusione di gusti e sapori locali…carni grigliate e salsette varie, quantità per le porzioni …pantagrueliche! Decisamente in Grecia non si viene per stare a dieta! I sapori sono tipici mediterranei, olio extravergine, pomodori, origano, carne e pesce grigliati, finiamo con fette di limone e un ouzo, uso ed abuso di ouzo, digestivo.Raggiungiamo il tenderino, il gommone che per le dimensioni (dell’equipaggio, non del tender), ci costringe a suddividerci per il rientro in barca in più corse, saliamo a bordo e non disdegniamo l’ultimissimo bicchiere centellinato in pozzetto sotto la luce della luna piena, prima di andare a nanna.Risveglio siga siga, tuffo e bagnetto nelle acque della nostra piscina personale, colazione e lento rivestirsi, poi di nuovo i viaggi in tender per tornare al paesello, ecco di nuovo i saluti e gli abbracci scherzosi, ancora una giornata di relax, ci riempiamo lo sguardo: il paesaggio della baia con un mare incantevole e l’isolotto di Maratonisi. Acquisti di souvenir e di ricambi per la barca, poi di nuovo raduno della ciurma Piccoli Belli e aperitivo, cena da Niko, qui …esageriamo! le portate sembrano non finire mai, le quantità sono terribili, ma deliziose. Abbuffata da ultimo giorno, dai, ci sta. Riusciamo anche ad affrontare lunghi discorsi con il maturo Niko, che ci parla in greco e nessuno di noi conosce questa lingua, ma non si sa come , riesce a farsi capire!a dire la verità è probabile che siano i fiumi di birra e ouzo e tintura( digestivo dolce alla cannella), che ci rendono poliglotti… Rientriamo su Piccola Bella, con difficoltà, ci trasciniamo nelle cuccette e sprofondiamo in un sonno da rinascita. Al mattino colazione insieme, poi i Piccoli Belli si dividono, Mariano e Athos decidono per una visita alla città capitale Zacinto, Dino e Davide per una gita coi barchini a motore per cercare le tartarughe, il Capatano si dedica alle pulizie della Piccola Bella, per il nuovo arrivo del pomeriggio. Infatti arriveranno i nuovi ospiti e Velare li accoglie sempre con il piccolo guscio di noce ripulito e riassettato, inevitabile dopo 15 giorni di trasferimento così, con ‘sti marinai veraci a briglie sciolte! Evitiamo i saluti finali, a Zante restera’ solo Capatano mentre l’equipaggio rientrera’ in aereo in Italia, forse perché l’alchimia creatasi tra noi è tale che non ci sembra ancora possibile non rivederci tra poco a bordo, infatti sappiamo che ci sarà un proseguo, ancora un’altra veleggiata insieme…molto cefalonica!Siam arrivati a fine trasferimento, dopo un’avventura spettacolare, cresciuti e arricchiti moralmente e sportivamente, abbiamo imparato tanto a veleggiare, ma moltissimo a vivere, con poco e di poco, ma che sapore ha tutto questo!Un grazie al nostro Capatano, che burbamente trasmette l’amore per il Mare, al nostro buon Mariano, memoria storica e colto intrattenitore, al riservato Athos, che sa sorprendere con la sua eccentrica sagacia, allo sportivissimo Davide, che sa essere omnipresente e efficace, all’ilare Dino, che mentre ci allieta risolve ogni situazione. Buon vento!